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Troiani nel Mondo Viviana Checchia a Londra per l'Arte
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Viviana Checchia a Londra per l'Arte

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Una nostra concittadina dal Subappennino Daunio a Londra


Ci piace pensare che sia uno dei casi di “Temporanea fuga di cervelli”. Un percorso, quello della troiana Viviana Checchia, indispensabile per una formazione più completa all'insegna dell’internazionalizzazione, e frutto dell’efficace lungimiranza dei programmi innovativi: Bollenti Spiriti e Principi Attivi della Regione Puglia. Una sorta di investimento sul futuro e sull'incommensurabile patrimonio immateriale. Dal Subappennino Daunio a Londra, una direttrice secca dal Sud al Nord dell’Europa. È la traiettoria seguita da Viviana Checchia, per conquistare una prospettiva nuova sulle potenzialità della stessa Puglia. Un viaggio che si rinnova nell'evoluzione generazionale, per farsi moderno approccio pratico e teorico, con un focus specifico sulle aree geopolitiche in transizione.

Neve Mazzoleni l'ha raggiunta sulle sponde del Tamigi, tra la cura di una mostra, l'allestimento di una performance e gli sviluppi del progetto "vessel":

Come è arrivata a Londra?
Il mio arrivo a Londra segue l’evoluzione di una traiettoria molto complessa che negli ultimi quattro anni si è trasformata in una dinamica semplice e spontanea. (cliccare qui per leggere il seguito)

Nel giugno 2009, a conclusione del master che frequentavo a Trento, si prospettava l’opportunità di un periodo di pratica presso un’organizzazione per l’arte contemporanea a New York, ma gli eventi presero un’altra piega. Durante l’agosto di quell’anno mi trovavo a Erevan per partecipare al seminario sulle pratiche curatoriali organizzato dall’AICA e da Mel Jordan, artista inglese parte del collettivo Freee: mi fece riflettere sulla mia condizione di curatrice indipendente legata al vecchio continente e su come un’esperienza lavorativa in Inghilterra avrebbe giovato alla mia crescita professionale. Abbandonai l’idea dell’America e mi diressi a Birmingham.

 

Una volta oltre Manica cosa è successo?
La prima esperienza è stata lo stage alla Eastside Projects, in qualità di assistente curatrice. Lo stage era parte integrante del mio master ed era sovvenzionato dalla Regione Puglia (borsa di studio Bollenti Spiriti). Sotto la guida di Gavin Wade, ho seguito, fra gli altri progetti, la preparazione della mostra di Liam Gillick Two Short Plays e presentato la collezione di stampe prodotte da Eastside al Victoria and Albert Museum. Questo stage ha esteso il mio network, offrendomi non solo l’opportunità di confrontarmi con alcuni intellettuali internazionali, ma soprattutto la possibilità di fare tesoro dei loro ottimi consigli su come progettare il mio percorso dopo la pratica in questo artist-run space. L’osservazione diretta di un luogo dedicato all’arte, ma strettamente legato all’Università e alla ricerca, è stata per me fonte di grande ispirazione per il mio progetto di dottorato e per la pratica ed esso legata: è nata cosìvessel, piattaforma per l’arte contemporanea, fondata insieme alla curatrice Anna Santomauro, grazie a un altro finanziamento della Regione Puglia (Principi Attivi).

Cosa fa attualmente?
Investo notevoli energie sia per la mia crescita accademica che per quella professionale, rivolta al resto d’Europa e in particolare alla mia Regione, la Puglia.
Sono una dottoranda presso l’Università di Loughbrough. Il PhD practice based mi permette di approfondire il lato più teorico relativo alla mia domanda di ricerca, e allo stesso tempo la pratica che sto svolgendo con vessel, nonché di sperimentare varie metodologie, mezzi e metodi. Credo che il modo in cui si articola il dottorato qui sia alquanto diverso da quello italiano: ho scelto il mio tema, guido la mia ricerca e sono responsabile di tutto il processo e dei suoi risultati. L’università mi fornisce un’ampia gamma di strumenti tra cui training (seminari concernenti l’insegnamento, workshop legati alla presentazione del mio materiale in contesti come conferenze e symposium…) e incontri con esperti del settore, il tutto finalizzato a migliorare la mia pratica. Il mondo accademico mi lega all'Inghilterra e sta trasformando e arricchendo la mia visione dell’arte e della ricerca.

Qual è e come si orienta la sua ricerca?
Riguarda le pratiche curatoriali legate a contesti geo-politici in transizione. Concetti chiave sono la problematizzazione di format convenzionali e la posizione di subalternità di contesti marginali. L’obiettivo ultimo è lo sviluppo di questi territori verso un’emancipazione sociale grazie all'utilizzo dell’arte come strumento per l’immaginazione. La prima area in “transizione”, o per essere più precisi, sotto effetto di normalizzazione da parte dell’Europa occidentale, presa in esame nella mia ricerca, è stata il centro-est Europa, in particolare la Slovacchia, dove nel 2008 ho trascorso un periodo di ricerca a Bratislava al Museo Nazionale di Arte Moderna sotto la guida di Alexandra Kusa, attuale direttrice del museo. Il mio sguardo è ora orientato verso l’area Mediterranea, nuovo obiettivo di inclusione per l’Unione Europea dal 2008 grazie al Processo di Barcellona. Queste traiettorie teoriche-pratiche si rivedono negli sviluppi di vessel anche se combinati agli interessi degli altri tre membri del curatorial team: Vlad Morariu, Anna Santomauro e Francesco Scasciamacchia.

Ha contatti con la comunità italiana a Londra?
Qui a Londra frequento poco la comunità italiana, anche se continuo a coltivare molte relazioni con l’Italia grazie a vessel, che mi ha portato diverse volte a tenere workshop a Milano e in Puglia. Sono invece molto legata alla comunità internazionale, soprattutto a quella connessa al mondo accademico.

Quali sono i luoghi dell’arte contemporanea?
Ho costruito una mia mappatura personale strettamente legata al mio modo di intendere l’arte e ai miei interessi come ricercatrice e curatrice. Sono un’assidua frequentatrice di symposium, conferenze, lecture, talk e meeting organizzati da università (Goldsmiths, Royal College of Art, Central Saint Martins o Courtauld Institute) così come da organizzazioni legate all’arte contemporanea, artist run spaces e non for profit come Gasworks, Showroom, Calvert22, South London Gallery, Raven Row o Iniva. Quello che cerco in questa città, o in ogni luogo dove mi trovo anche solo di passaggio, sono piattaforme dialogiche temporanee o stanziali più che luoghi in cui io possa fruire di mostre, performance o screening. Questo specifico interesse mi porta a essere molto selettiva rispetto alla scelta delle tante attività che Londra offre.

(da Artribune.com)

 

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