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  27.05.2016 Meteo Troia

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In ricordo di zia Lella Borrelli

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Una donna indipendente ed emancipata

La giornalista-scrittrice avellinese di origini troiane, Marika Borrelli, premio Rosone d’Argento 2015, ha pubblicato un suo ricordo della zia Lella (Raffaella Borrelli) scomparsa il 23 marzo. Falina, come affettuosamente veniva chiamata la zia Lella, qui a Troia è stata una donna che, in anticipo sui tempi, ha vissuto la sua vita senza farsi imporre condizionamenti di sorta. Ma lasciamo alla nipote Marika raccontarla:


É la dolce vita che sa d’infanzia per tutti noi.

Quando Lella ci faceva giocare con il contenuto del suo beauty case, stracolmo di trucchi.

O quando ci raccontava delle sue prodezze al volante. Si sciroppava cento kilometri solo per prendere un caffè qui da noi e tornarsene a casa. La casa dov’era nata e dove purtroppo non è morta. La stessa casa che ci accoglieva durante le vacanze. Grande, speciale, piena di tesori e piccoli segreti, tipo la dispensa dei dolci e delle frittelle.

Faceva scandalo nel suo paesone pugliese, un razzo al volante, una single per scelta, dopo che suo padre (mio nonno) le vietò di sposarsi sedicenne (l’età in cui venne scattata la foto di copertina).

Barattò sicura la dote per un’istruzione alta per una ragazza di quei luoghi e per quei tempi. Volle lavorare. Era indipendente: economicamente e soprattutto intellettualmente.

Sapeva cantare, recitare, disegnare, sparare con il fucile. Sapeva andare a cavallo e destreggiarsi abile su tacchi altissimi. É stata la prima in quasi tutto, come donna, come figlia, come sorella.

Lella era affascinante. Leggeva i giornali di moda, comprava dischi ed ellepì. Mi fece conoscere Joan Baez. Amava la moda, lo chic, il glamour. Il suo scrigno di gioie era misterioso e fantastico come una fiaba.

A me piaceva l’anello con le pietre blu e azzurre disposte a cerchi concentrici. “Un giorno lo lascerò a te”, diceva per farmi sentire una principessa.

Me lo ripeté anche poche settimane fa, quando andai a baciarla per l’ultima volta da viva, nel suo letto d’ospedale.

“Lella, ti faccio una foto!”

“Aspetta, mi aggiusto i capelli.”

“Capelli vaporosi, per una vita più frizzante”, sorrideva, mentre, nel ripetere questa frase, ravvivava con le dita i suoi riccioli, una volta di un bel rosso ramato ad incorniciare il verde dei suoi occhi.

Che donna, Lella. Mia zia.

L’indipendenza e l’ostinazione me le hai insegnate tu.

Marika Borrelli

“That it will never come again is what makes life so sweet.”

("Ciò che non potrà ritornare è quel che rende la vita cosi tenera.")

Emily Elizabeth Dickinson, poetessa statunitense (10 dicembre 1830-15 maggio 1886)

La giornalista-scrittrice avellinese di origini troiane, Marika Borrelli, premio Rosone d’Argento 2015, ha pubblicato un suo ricordo della zia Lella (Raffaella Borrelli) recentemente scomparsa (23 marzo). Falina, come affettuosamente veniva chiamata la zia Lella, qui a Troia è stata una donna che, in anticipo sui tempi, ha vissuto la sua vita senza farsi imporre condizionamenti di sorta. Ma lasciamo alla nipote Marika raccontarla:

É la dolce vita che sa d’infanzia per tutti noi.

Quando Lella ci faceva giocare con il contenuto del suo beauty case, stracolmo di trucchi.

O quando ci raccontava delle sue prodezze al volante. Si sciroppava cento kilometri solo per prendere un caffè qui da noi e tornarsene a casa. La casa dov’era nata e dove purtroppo non è morta. La stessa casa che ci accoglieva durante le vacanze. Grande, speciale, piena di tesori e piccoli segreti, tipo la dispensa dei dolci e delle frittelle.

Faceva scandalo nel suo paesone pugliese, un razzo al volante, una single per scelta, dopo che suo padre (mio nonno) le vietò di sposarsi sedicenne (l’età in cui venne scattata la foto di copertina).

Barattò sicura la dote per un’istruzione alta per una ragazza di quei luoghi e per quei tempi. Volle lavorare. Era indipendente: economicamente e soprattutto intellettualmente.

Sapeva cantare, recitare, disegnare, sparare con il fucile. Sapeva andare a cavallo e destreggiarsi abile su tacchi altissimi. É stata la prima in quasi tutto, come donna, come figlia, come sorella.

Lella era affascinante. Leggeva i giornali di moda, comprava dischi ed ellepì. Mi fece conoscere Joan Baez. Amava la moda, lo chic, il glamour. Il suo scrigno di gioie era misterioso e fantastico come una fiaba.

A me piaceva l’anello con le pietre blu e azzurre disposte a cerchi concentrici. “Un giorno lo lascerò a te”, diceva per farmi sentire una principessa.

Me lo ripeté anche poche settimane fa, quando andai a baciarla per l’ultima volta da viva, nel suo letto d’ospedale.

“Lella, ti faccio una foto!”

“Aspetta, mi aggiusto i capelli.”

“Capelli vaporosi, per una vita più frizzante”, sorrideva, mentre, nel ripetere questa frase, ravvivava con le dita i suoi riccioli, una volta di un bel rosso ramato ad incorniciare il verde dei suoi occhi.

Che donna, Lella. Mia zia.

L’indipendenza e l’ostinazione me le hai insegnate tu.

“That it will never come again is what makes life so sweet.”

("Che non potrà mai venire di nuovo è ciò che rende la vita così dolce.")

 

Raffaele Niro presenta "L'attesa del padre"

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Presenta Giusy Fontana

Giovedì 26 maggio 2016 alle ore 19:00, Giusi Fontana, scrittrice e fotografa di Lucera, incontra a Troia presso Skantinato 58, Raffaele Niro per presentare l’ultimo lavoro del poeta sanseverese "L'attesa del padre" (Transeuropa Edizioni). Un tempo necessariamente sacro, il modo di far chiarezza sul senso dell’esistenza umana attraverso la vertigine dell’imprevedibile. Il disegno di nuovi equilibri, il cambio di percezione del ciclo delle stagioni, la rieducazione allo stupore. L'autore spoglia i suoi versi di ogni personalismo e prova a recuperare l’universalità dell’esperienza genitoriale, donandoci una raccolta di poesie capace di catturare i padri e le madri e chiunque sia stato bambino.

L’Autore

Raffaele Niro è nato a San Severo (FG) nel 1973. Ha pubblicato L’attesa del padre (Transeuropa, 2016); Lingua di terra (prefazione di M. G. Calandrone, La Vita Felice, 2013); Carte d’identità (con il pittore Generoso D’Alessandro, Sentieri Meridiani, 2011); Cartacanta (menzione d'onore Premio Montano 2010 Poesia Edita, Edizioni M. Di Salvo, 2009); Vuoti a rendere (Edizioni Rhymers’ Club, 2006). Sue poesie sono tradotte in Austria, Cile, Messico, Nicaragua e Spagna. Per la narrativa è coautore di Inchiostro di Puglia (Caracò, 2015, postfazione di Nicola Lagioia), I fuggiaschi (Stilo, 2013, prefazione di Franco Arminio), di Babel Hotel (Infinito, 2011, prefazione di Gian Antonio Stella) e di Rondini e ronde (Mangrovie, 2010, prefazione di Jean-Léonard Tuadi). È tra gli esponenti più interessanti della videopoesia in Italia. Dirige la collana di narrativa “Sud Aria” per la casa editrice “Terra d’ulivi”. È ideatore e direttore artistico del festival DauniaPoesia. Il suo Blog personale è http://raffaeleniro.wordpress.com/


INGRESSO LIBERO
Via Ritucci snc - 71029 Troia (FG)

 

Aria di Troia e del preappennino maggio 2016

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È in edicola

Ricordiamo che gli articoli presenti sul sito web sono differenti e/o meno

approfonditi di quelli pubblicati sull'edizione cartacea.

 

 

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Aria di Troia e del preappennino aprile 2016

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